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2020/4

Gianluigi Baroni Silvia Basile

Controlli difensivi occulti: “proporzionalità e non eccedenza” i presupposti di legittimazione richiesti dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in materia di controlli difensivi occulti sul luogo di lavoro, offre l’occasione per approfondire un tema che, da sempre, accende gli animi del dibattito dottrinario e giurisprudenziale nazionale.
Come si spiega un simile interessamento a tale tematica? La risposta è semplice. Il contemperamento del diritto dei dipendenti alla riservatezza sul posto di lavoro con quello dei datori di lavoro alla difesa dei propri beni aziendali rappresenta l’essenza di quella che, nello scenario collettivo, è la storica contrapposizione tra potere datoriale da un lato e forza-lavoro dall'altro; due entità che, pur necessitando imprescindibilmente l’una dell’altra, risultano innatamente avvinte da un rapporto conflittuale.
L’analisi che ci si appresta ad affrontare, pertanto, muovendo dalla genesi del dibattito, proseguendo con l’esame degli impatti delle nuove tecnologie, invita il lettore a riflettere sull’equilibrio instabile che governa le dinamiche tra questi due soggetti che, come protagonisti di un tormentato gioco di ruoli, si ritrovano vicendevolmente sempre a rivestire i panni di vittima e al tempo stesso di carnefice.
“Nessuno tocchi Caino!” ma chi, tra i due, rappresenta Caino?

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